Lingua italiana e maschile sovraesteso, riflessioni

Foto di tessere di legno che compongono la scritta "Choose your words"

Quella volta che… un indovinello diceva più o meno così: “Un padre porta il figlio al pronto soccorso d’urgenza, il chirurgo traumatologico accorre e dice ‘Oh no è mio figlio!’, com’è possibile?”.

Ho pensato a diverse situazioni senza arrivare a quella corretta, ma la soluzione era molto semplice, con quel “chirurgo” si intendeva una donna, sua madre.

Quello è stato un momento shock per me: come era possibile che non ci avessi proprio pensato? Non è da me.

Quello è anche stato il momento in cui per me dal “non è il problema più grande” (e d’ora in poi starò sempre attenta quando verrà fatta questa affermazione) sono passata a pensare “ok, però ragioniamoci un attimo”.

È così che recentemente ho iniziato ad interessarmi all’impatto che ha per me l’utilizzo del maschile sovraesteso nella nostra lingua, l’italiano.

E mi sono chiesta, “è esso un ulteriore elemento che offusca la presenza della donna nel racconto della società?”. Per la mia generazione e quelle precedenti, a mio parere, sì, è molto probabile.

Ho così cominciato a leggere articoli e libri che trattano questo e altri aspetti del linguaggio, come il linguaggio inclusivo (definizione oggi a me già stretta) e il genere neutro.

Non è nata in me l’urgenza di nessuna corsa allo stravolgimento della lingua italiana, piuttosto quella di un suo utilizzo più consapevole e personale.

Queste letture inoltre mi hanno fatto riflettere anche su chi non si riconosce in nessuno dei due generi, maschile e femminile. O ancora, mi hanno fatto conoscere interessanti ricerche in ambiti simili, come l’utilizzo sessista (spesso inconsapevole) della lingua italiana, ed esperimenti sull’utilizzo di potenziali futuri generi neutri.

È una riflessione che secondo me è giusto fare e che può lasciare in noi un’attenzione, un’accortezza gentile e del rispetto in più verso le altre persone.

Lidia

Da un punto di vista pratico farò attenzione ogni volta in cui dovrò esprimermi su una professione o una carica pubblica: i corrispettivi femminili esistono per via di un’insieme di norme chiamate grammatica. Mentre quando sarà necessario utilizzare un neutro, le perifrasi saranno mie amiche nella maggior parte dei casi. Probabilmente mi verrà meglio nello scritto, dove il tempo che si può dedicare alla rilettura perdona l’abitudine e fa corregge il tiro.

Nella mia bolla e fuori